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Liquid handling opensource

Liquid handling opensource

I sistemi di liquid handling opensource portano nel laboratorio un’automazione flessibile, accessibile e completamente programmabile, combinando hardware aperto, software open source e una vasta community globale di utenti e sviluppatori consentendo di eseguire automazioni anche molto complesse normalmente accessibili solamente con strumentazione dedicata.

L’automazione delle operazioni di pipettaggio è diventata un elemento chiave nei laboratori di ricerca accademici, clinici e industriali. L’esecuzione manuale di protocolli complessi richiede tempo, è soggetta a errore umano e rende difficile raggiungere elevati livelli di throughput e riproducibilità.

Liquid handling open source: perché ha senso

L’adozione di piattaforme di liquid handling open source sta cambiando il modo in cui i laboratori progettano e implementano l’automazione. Invece di adattare i propri workflow a sistemi chiusi e poco flessibili, il laboratorio può costruire soluzioni su misura, basate su hardware e software aperti, che evolvono insieme alle esigenze della ricerca.

In questo contesto, il liquid handling non è più solo uno strumento per “pipettare più velocemente”, ma diventa un’infrastruttura digitale su cui standardizzare protocolli, tracciare in modo rigoroso le operazioni e condividere workflow replicabili con altri gruppi di lavoro.

Benefici chiave del liquid handling open source
  • Riproducibilità e tracciabilità
    Ogni passaggio del protocollo è descritto in modo esplicito nel codice o nel file digitale associato al run. Ciò permette di:
    • ridurre la variabilità tra operatori;
    • documentare con precisione volumi, tempi e condizioni operative;
    • allegare il protocollo stesso a report, SOP o articoli scientifici, rendendo più semplice la replica in altri laboratori.
  • Flessibilità nella progettazione dei workflow
    L’accesso a un’API aperta consente di costruire protocolli esattamente aderenti alla realtà del laboratorio, invece di adattarsi a logiche predefinite:
    • gestione di logiche condizionali (es. cambiare percorso in base a una lettura di assorbanza o a un risultato qPCR);
    • integrazione di step “manuali” o di strumenti esterni (lettori di piastre, incubatori, analizzatori) all’interno dello stesso flusso;
    • facile modifica e versione dei protocolli per recepire aggiornamenti di metodo.
  • Accessibilità economica e scalabilità
    L’assenza di licenze proprietarie rigide e la compatibilità con labware standard contribuiscono a ridurre la barriera di ingresso. Questo rende l’automazione open source adatta anche a:
    • piccoli gruppi di ricerca o startup;
    • laboratori che vogliono partire da pochi campioni e crescere nel tempo;
    • core facility che necessitano di molte configurazioni diverse senza moltiplicare i costi software.
  • Ecosistema e condivisione della conoscenza
    Un vantaggio tipico dell’open source è la presenza di una community attiva che:
    • condivide protocolli, template e “best practice” pronti da adattare;
    • contribuisce a identificare bug, limiti e aree di miglioramento;
    • accelera la diffusione di nuove applicazioni, perché un workflow sviluppato in un laboratorio può essere riutilizzato e migliorato da altri.
  • Preparazione all’integrazione con AI e sistemi di analisi avanzati
    Avere un’interfaccia programmabile e aperta semplifica:
    • il collegamento con sistemi di “design of experiment” e ottimizzazione automatica;
    • l’integrazione con strumenti di analisi dati e machine learning;
    • la creazione di pipeline completamente automatizzate, in cui il liquid handler è un nodo all’interno di un ecosistema digitale più ampio.
Esempi di automazioni possibili con piattaforme open source

Di seguito alcuni spunti di automazione che sfruttano al meglio la natura open e programmabile del sistema.

1. Preparazione automatizzata di librerie NGS

Un workflow tipico può includere:

  • normalizzazione dei campioni in base a concentrazione;
  • setup delle reazioni di tagmentazione o ligazione;
  • cleanup con beads magnetiche;
  • pooling di librerie su piastre multipozzetto.

Grazie all’accesso programmatico, il robot può ricevere da un file o da un LIMS i volumi specifici per campione e generare automaticamente il protocollo per la run.

2. Setup PCR e qPCR con lettura dati in loop

Un sistema open consente, ad esempio:

  • allestimento automatico di piastre PCR/qPCR partendo da una lista campioni;
  • invio della piastra a un termociclatore o strumento di lettura;
  • recupero dei risultati e, in un secondo ciclo, preparazione automatica di ulteriori diluizioni o repliche in base ai dati ottenuti.

Questo tipo di “loop chiuso” è molto più semplice da implementare quando l’API del liquid handler e quella degli strumenti esterni sono accessibili.

3. Estrazione e purificazione di acidi nucleici

Un’altra automazione tipica:

  • caricamento di campioni grezzi su piastre;
  • binding su beads magnetiche;
  • wash multipli automatizzati;
  • eluzione finale in un volume definito.

Con un sistema open, il numero di wash, i tempi di incubazione e le condizioni possono essere parametrizzati e facilmente modificati in funzione delle esigenze di purezza o resa.

4. ELISA e immunodosaggi

In questo contesto, il liquid handling open source permette di:

  • automatizzare la distribuzione di campioni, standard e reagenti;
  • implementare facilmente varianti del protocollo (diverse curve standard, volumi personalizzati, cambi di kit);
  • standardizzare la sequenza di pipettaggi tra run e tra operatori diversi, stabilizzando la qualità del dato.

5. Diluizioni seriali e curve dose‑risposta

Grazie a una descrizione algoritmica del protocollo, il robot può:

  • generare diluizioni seriali lineari o logaritmiche in funzione di parametri definiti dall’utente;
  • adattare automaticamente il numero di punti della curva o il range di concentrazioni;
  • documentare in modo rigoroso le diluizioni effettivamente eseguite, semplificando l’analisi successiva.
Una piattaforma per prototipare e standardizzare

In sintesi, un sistema di liquid handling open source è particolarmente adatto a laboratori che:

  • vogliono prototipare rapidamente nuovi workflow;
  • desiderano standardizzare protocolli già maturi, riducendo variabilità e lavoro manuale;
  • prevedono nel medio termine un’integrazione con altri strumenti, LIMS o strumenti di analisi avanzata.

Le piattaforme di liquid handling Opensource nascono per rispondere a queste esigenze con un approccio radicalmente diverso rispetto ai robot tradizionali: hardware da banco compatto e accessibilesoftware open sourceAPI Python documentata e un ecosistema di protocolli condivisi che permette di standardizzare e scalare facilmente i workflow esistenti.

Che cos’è un sistema di liquid handling “open” secondo Opentrons

Con “liquid handling open” si intende una piattaforma nella quale:

  • l’utente ha pieno controllo del protocollo, dal singolo movimento di pipetta alla gestione di moduli e accessori;
  • l’API di controllo è pubblica e documentata, con esempi di codice e best practice;
  • il software di esecuzione e gestione del robot è basato su componenti open source, aggiornati e mantenuti in modo trasparente;
  • esiste una libreria pubblica di protocolli riutilizzabili, adattabili e condivisibili con altri laboratori.

Nel caso delle piattaforme Opentrons (OT‑2 e Flex), il ricercatore può scegliere se lavorare tramite interfaccia grafica intuitiva (Protocol Designer, Opentrons App) oppure con script Python, senza vincoli imposti da software proprietari chiusi.

Vuoi saperne di più contatta l'esperto.

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